Di viaggi in aereo per lavoro ne faccio davvero tanti. Trattandosi di voli non intercontinentali la mia azienda, correttamente, me li fa fare in economy. Tutte le volte che mi ritrovo nelle prime file, in prossimità della Business Class, ed è il momento del pranzo, mi pongo sempre la stessa irrisolta domanda: perché gli assistenti di volo iniziano quel pruriginoso rituale di chiusura delle tendine? Quali meraviglie si nascondono nel pranzo della zona Vip? Ma soprattutto perché noi “poveretti” non dovremmo vedere i ricchi vassoi e i flute di spumante che vengono serviti? Non viviamo nella Cina di Mao, sappiamo che esistono delle differenze sociali. Se al ristorante posso permettetemi solo una pizza ed una coca cola e il mio vicino ordina caviale e champagne perché può permetterselo cosa avrei da obbiettare? Ne, mi pare, arrivino premurosi camerieri con dei paraventi per isolare il riccone. Se un passeggero fa lo stesso mio viaggio pagando quattro volte tanto a me sta più che bene che non mangi solo una bustina di salatini e credo che non abbia da temere nessuna sommossa popolare. O forse c’è qualcosa di più complesso e profondo, vedere l’alta società che sgranocchia, rutta, che si pulisce i denti con le dita potrebbe avere un effetto deflagrante sull’ideologia imperante dell’ascesa sociale
domenica, novembre 8
Il mistero della Business Class
lunedì, novembre 2
Non sarò mai Alda Merini
Ieri, dopo che i giornali hanno dato la notizia della morte e hanno pubblicato le foto della casa della Merini mi sono detto: “io non sarò mai un poeta”, lo stesso dovrebbero pensare gli amici “pop” che si affolleranno nelle commemorazioni: Ligabue in pole-position, Fabio Fazio, Jovanotti che arriverà di sicuro, tutti a dire: “era una di noi”. Non mi riferisco al disordine, alla sporcizia, stereotipo troppo facile dell’artista maledetto, e forse in questo caso impietoso, visto il tragico curriculum di problemi psichici che hanno angustiato la Poetessa, ma agli oggetti che si intravedono, Essi denotano l’innominabile: una totale assenza di “consumo”, vecchi ventilatori post-bellici, stufe ormai fuori norma e pericolose, mobili decrepiti, sono il segno di un ritiro da quanto c’è di più sacro ai nostri occhi: la religione dell’acquisto, la sacralizzazione dell’ultimo modello di qualunque cosa, il rito purificatore di rifiuto e riacquisto continuo di merce. Non conosco i suoi versi, ne ho letti solo alcuni e mi sono apparsi cristallini, è un segno importante, l’arte, la mente e lo spirito si esprimono, si possono esprimere a dispetto della “merce”, non suoni moralistico ma forse si esprimono addirittura meglio. Non so Ligabue, Fazio, Jovanotti & Co come si possano rapportare a tutto questo seppur in sincera buona fede, ho idea che le loro case siano linde e governate da schiere di filippini, che i loro televisori siano sottili come carta velina e che il loro cesello sulle loro performance artistiche si muova dietro alle sirene del consenso, dell’ascolto, della vendita, che la loro presenza simbolica non possa prescindere dall’esistenza materiale dell’i-pod. Tutto ciò è persino sancito dalla legge, il vitalizio che lo stato assegna agli artisti indigenti che hanno dato lustro alla nazione, ammonta a 18mila euro lordi all’anno....Lo so, sembro un veteroqualcosa ma oggi mi voglio adagiare sul vituperato luogo comune: il vero artista non vende, non si arricchisce, le due cose sono semplicemente incompatibili, con buona pace di Baricco.
martedì, ottobre 27
Il mito di Dottor Jekyll e Mr. Hyde
Così sconvolgente e tranquillizzante al tempo stesso lo scandalo che ha coinvolto Marrazzo. Tranquillizzante perché corrobora in noi un mito consolatorio, il mito di dottor Jeckyll e Mr. Hyde. Ci affascina tanto scoprire i vizi privati di una persona per poter affermare: “ecco cosa si nascondeva veramente dietro quella vita esemplare, irreprensibile, anzi tutto quel personaggio positivo era in fondo un falso, uno scudo, una difesa per coprire le sue orrende perversioni” affermare questo ci auto convince che esista un discrimine netto tra bene e male e che noi sappiamo sempre dove il bene si trova e che non aspiriamo ad altro che ad una vita “reale” impeccabile. Abbiamo mai pensato che potrebbe essere esattamente il contrario? Che questo macigno del “reale” possa essere la causa di questi fenomeni di autolesionismo estremo? Marrazzo è “realmente” l’uomo onesto, irreprensibile, difensore della giustizia, della trasparenza che conosciamo, la sua maschera non è una maschera egli è veramente quello che va in ritiro spirituale dai frati, credendoci. Il darsi in pasto al peggiore scandalo possibile è il falso, è l’azione manierata, la difesa estrema dall’ineluttabilità della vita retta che gli si è incollata addosso da una vita come un destino scritto dagli dei, diciamo in parole più semplici che da Marylin Manson non dobbiamo aspettarci scandalo alcuno.
venerdì, ottobre 23
La Teoria delle Quattro Palline
Mi sono imbattutto nella lettura di un' interessante teoria o metafora riguardo ai pesi e alle attenzioni che bisogna riservare gli aspetti principali della propria vita, per farla breve e per usare il gergo degli specialisti delle risorse umane, un aforisma sul cosiddetto “life balancing”. Noi tutti saremmo dei giocolieri impegnati a far roteare continuamente nell’aria quattro palline, la prima rappresenta il lavoro, la seconda la famiglia o la sfera affettiva in generale, la terza è la salute e la quarta rappresenta la nostra spiritualità o il nostro intelletto. Si deve sempre e costantemente tenerle tutte in movimento per avere una vita equilibrata e soddisfacente, c’è però un piccolissimo particolare da conoscere prima che sia troppo tardi, solo la pallina che incarna il lavoro è fatta di gomma, una gomma elastica a piacere che per quanto possa cadere comunque rimbalzerà, molto o poco dipende dalla nostra capacità di ripresa. Le rimanenti tre sono invece di vetro, se ne lasciamo cadere per terra una, anche una sola volta, non la passeremo liscia, ci sarà una rottura nei casi peggiori o rimarranno per sempre dei segni nei casi più fortunati.giovedì, ottobre 22
Sociologia delle Orge
Tempo fa una mia amica mi raccontava un pò di ricordi del liceo, un liceo per bene, di un quartiere per bene, di una grande città italiana. Mi diceva come negli ultimi anni della scuola si era avvicinata al gruppo dei cosiddetti "alternativi" o “fricchettoni”, quelli che andavano in giro con la kefia, i jeans strappati, che non disdegnavano qualche piercing, quelli che invece di sballarsi in discoteca preferivano sedersi su i gradini di una chiesa al centro storico a leggere Herman Hesse o Baudelaire. Le sue parole sottintendevano una profonda spaccatura nella classe, tra quest’ala sinistra; sognatrice, idealista, libertaria e progressista ed una area destra fatta dai fighetti, avvolti nei loro capi firmati, sfreccianti su motociclette dalla cilindrata esagerata, per intenderci, quelli “apolitici” salvo poi dire che Andreotti era un grande capo di governo. Ad un certo punto rivolgendosi a quest’area conservatrice, mi dice con franchezza: “quelli lì facevano le orge!, si, proprio così si riunivano a casa di una tizia e facevano giochetti di gruppo”. Interessante fenomeno sociologico no? Quelli che dovevano essere i sovvertitori della tradizione, gli “alternativi” rivestivano la loro intatta morale sessuale delle tradizioni, con abiti più alla moda e con toni più sublimi e cercavano un sovvertimento dei valori borghesi, al massimo, nelle riflessioni del giovane Wherter. Gli altri, i ben vestiti, i ben pettinati, gioie di mamma e papà, abbattevano a suon di festini gli ultimi baluardi di sacralità della vita quotidiana. E che dire dell’inadeguatezza di un certo ruolo genitoriale, la costruzione del “bravo ragazzo” e l’orrore per l’”alternativo” non è forse, come ci insegnano i maestri della psiche, null’altro che il metodo per creare esseri umani dalla vita sessuale “regolare”? Un fallimento epocale, non v’è dubbio!mercoledì, ottobre 21
martedì, ottobre 20
Sogni Bagnati
Non mi capitava da tanto tempo di svegliarmi come questa mattina, con il fiato corto, l’angoscia, dopo un incubo dettagliato, lungo e anche bello nella pienezza e nell’intensità dei colori e delle immagini. Dovevo andare al lavoro, prestissimo, prima dell’alba, scendevo a piedi per Corso Calatafimi a Palermo, era buio, mi trovavo all’altezza della fontana vicino al Maria Adelaide quando le prime luci del giorno mi restituivano un’immagine bellissima, vedevo, attraverso l’arco di Porta Nuova, il mare. É una cosa che capita a volte sotto certe condizioni atmosferiche per un fenomeno di rifrazione. Questa volta però la visione era molto nitida e il colore dell’acqua non era proprio marino ma aveva delle tonalità verde smeraldo più simili a quelle di un lago. Avvicinandomi mi accorgevo con orrore che quello che vedevo non era il mare ma che la città era totalmente allagata. A quel punto mi ritrovavo a casa dei miei genitori, dovevo sincerarmi che stessero bene, sveglio mio padre, mi chiede con il tono mesto di quando non si sente bene :”Ale vedi se c’è acqua dentro casa”, passo in rassegna tutte le stanze, sembrano tutte in ordine eccetto una: naturalmente quella che fu la mia stanza. C’era uno strato d’acqua limacciosa e sporca di almeno dieci centimetri, il pavimento sembrava inclinato vero la parete più esposta, quella che guarda a Nord, in direzione del mare, si sveglia anche mia madre ci affacciamo ad una finestra, mi dice: “Smettila di sbattere la palpebre contiuamente, fai vibrare il davanzale!”. Ma non erano le mie palpebre e neanche il davanzale a muoversi, era tutta la città! Le fondamenta cominciavano a ballare come i piedi di un tavolino malconcio sotto la spinta dell’enorme massa d’acqua, davanti a noi uno spettacolo incredibile, un’enorme specchio d’acqua copriva tutto e solo le cime dei palazzi emergevano, il sole era adesso forte e l’acqua aveva assunto un colore brillante, quasi argenteo di una bellezza incredibile, sotto casa si vedeva il Charleston, che in realtà è a Mondello, si stava accartocciando crollando su se stesso, il terrore cominciava ad assalirmi. Chiamavo mia moglie che era a Milano con il bambino, mi aspetto buone notizie, se il centro dell’alluvione è a Palermo, Milano sarà ben al riparo, e invece...mi dice in tono concitato che non ci sono grossi pericoli, ma che cominciano ad esserci infiltrazioni d’acqua dal pavimento, e noi abitiamo al settimo piano..... A questo punto mi ricordo che stavo andando al lavoro e che non potevo raggiungere l’ufficio e che dovevo avvertire il mio capo che non è italiano. Tutto quello che mi viene in mente è di mandargli un SMS con questo testo: “can’t come work, flood in Palermo”, nel farlo mi compiacevo del suono onomatopeico e fluido della parola inglese “flood” (inondazione), ridevo quasi, in un contesto tutt’altro che allegro, a questo punto le immagini si disfano, entro nel tunnel del risveglio, l’angoscia sale, non è tanto per le cose viste ma per come le ho vissute, il compiacimento per l’SMS si tramuta in cupo senso di colpa, tutti i miei affetti sono in grave pericolo, ed invece di urlare, di piangere, di chiedere aiuto a mezzo mondo, l’unica cosa che so fare è scrivere un laconico messaggio ““can’t come work, flood in Palermo”, “can’t come work, flood in Palermo”, “can’t come work, flood in Palermo”, all’improvviso il buio; distinguo il rumore chiaro del mio ansimare contro il cuscino, sono sveglio con un groppo alla gola, passa appena qualche secondo e sento la sveglia suonare.lunedì, ottobre 19
La verità non è mai elegante
“La verità non è mai elegante” ho trovato ieri questa frase su internet e me ne sono appropriato. Una perla rara, un’ espressione simile nei cupi tempi del DI RE LE CO SE CO ME STAN NO, nell’epoca del pensiero unico in cui tutti cercano di essere “veri”. Il mondo arido del “buttar fuori” e dell’umanità divisa in due blocchi, gli ignobili falsi edulcoratori della realtà, ipocriti e rancorosi schiacciati dalla schiera dei luminosi Cherubini che si esprimono, si esprimono, si esprimono e ancora si esprimono. Ma davvero le cose stanno così? Alterare la realtà, omettere di dire è sempre un male? Io penso, non senza spirito partigiano che non sia così. Non parlo di inganni e frodi è chiaro, ma se un caro amico o un congiunto ha un difetto, una caratteristica che non mi piace, è necessariamente un bene dirglielo? Non posso umilmente accontentarmi delle sue parti migliori senza pretendere di agire su di lui, di modificarlo? Non si conosce più una persona che nel suo presentarsi non ti declini il mantra ossessivo del “io sono una persona diretta e mi piace parlar chiaro, quello che ho da dire lo dico” quasi sempre accompagnata dalla lugubre sentenza: “cosa odio? La falsità, l’ipocrisia” E la pietà? Un sentimento ormai morto, la pietà di non crocifiggere quotidianamente gli altri angustiandoli con le verità che quasi tutti ormai vomitano in continuazione. Anche al lavoro si insiste sui difetti delle persone, aree di miglioramento le chiamano, ma è solo sadismo. I paladini della chiarezza sembrano l’ultima frontiera della modernità, eppure c’è in loro l’ancestrale gioco feticista, buttare fuori il male, non ospitare il pensiero cattivo ma gentilmente regalarlo come un fiore dai petali di piombo al proprio prossimo. Se continuo a passare la mia esistenza al fianco del caro amico dell’esempio, senza dirgli che le sue sigarette mi infastidiscono o che i suoi perenni ritardi mi mandano in agitazione, senza parlargli tutte le volte dei suoi punti deboli, credo di non fargli nessun danno, ometto solo di dargli uno sgradevole quarto d’ora di “chiarimento” e soprattutto non posso aver timore che dentro di me si sviluppi chissà quale forma di furioso rancore o di entità maligna perchè questa è pura superstizione. Mi sembra quasi che tutte queste micro-verità siano un fumus, una fitta sassaiola per non vedere, per non sentire le cannonate, i macigni delle Grandi Verità, ecco perchè l'essere schietti è così "popolare"domenica, ottobre 18
Derrida, le Soleil, ma Ville
Adesso che l’inverno è pesantemente arrivato e che la scena è invasa dai primi grigiori, densi come fumi teatrali, mi è capitato di leggere che il grande filosofo francese Deridda negli ultimi giorni della sua vita confessava che a Parigi, dove aveva vissuto praticamente tutta la sua esistenza, gli mancava il sole. Probabilmente parlava del sole dei suoi primi mesi di vita, di cui il suo cervello doveva essere geneticamente intessuto. Si riferiva al sole dell' Algeria dove era nato. Allora non c’è speranza, se una mente così, impegnata a “decostruire” i cardini della conoscenza, così presa dalla passione per il pensiero, si ritrova alla fine ad avere semplice nostalgia del cielo di un certo colore, così bello che forse solo alla latitudine di Algeri può esserci, (ne sono sicuro alla mente gli saranno anche arrivati remoti profumi) che cosa potrei fare io senza il mio cielo che qualcuno definì il “colorificio del mondo”?
giovedì, ottobre 15
Cosa vi piace fare?
Un mio grande difetto, la mancanza di umiltà, mi ha sempre portato a snobbare con sprezzante sussiego tutta quella letteratura (e già utilizzare questa parola mi da un brivido) di stampo americano-aziendalista sull’automotivazione, la leadership, la crescita del proprio potenziale e simili facezie. Ultimamente ho pensato che non si può bocciare qualcosa senza mai fare una prova ed in effetti, dopo essermi immerso in tali letture, ho scoperto che questi libri pur contenendo banalità spesso dicono cose vere e di immediata applicazione pratica. Anche perchè quello che ci manca è proprio il coraggio di ammettere che sono concetti banali, e non sofisticati sistemi filosofici, che regolano la nostra vita quotidiana. Una frase sulla propria crescita personale mi ha colpito e sconvolto, recita pressappoco così: “Fate sempre quello che vi piace fare, impegnatevi anima e corpo in qualcosa che sareste disposti a fare gratis dalla mattina alla sera, imparate a fare così bene quella cosa al punto che gli altri saranno felici di pagarvi per farla” Meravigliosa no? Poi consiglia un esercizio: “analizzatevi, siate tremendamente onesti ed identificate chiaramente qual è quella cosa (o quelle cose) che fareste gratis dalla mattina alla sera, non lasciatevi trascinare da quello che gli altri potrebbero pensare di voi, siate voi stessi, non siate ciò che gli altri si aspettano da voi!”Ho fatto l’esercizio e non senza forti reazioni vagali sono stato spietatatamente onesto (forse troppo), e ho identificato tre possibilità.
1) Il Dittatore: ma non di quelli affaccendati, tragici e nevrotici alla Hitler o alla Napoleone, piuttosto un’ eminenza grigia, un’autoritarismo pacato e ombroso più o meno come il portoghese Salazaar, oppure un monarca assoluto ma inattivo e simbolico al centro di una corte adorante (Luigi XIV potrebbe andare bene), inutile sottolieare l’impraticabilità di questa strada.
2) Il Pornoattore: questa direi è autoesplicativa: “fare una certa cosa dalla mattina alla sera impegnandosi corpo e anima...”, l’ho scartatata subito perchè ho ritenuto irrealistica la seconda parte della frase guida: “imparate a fare così bene quella cosa al punto che gli altri saranno felici di pagarvi per farla”, sinceramante: non sono all’altezza, e inoltre se iniziassi adesso non so se riuscirei a versare contributi sufficienti per una degna pensione, impensabile prolungare questa attività fino ai 65-70 anni nonostante gli accorati ultimi appelli del Governatore della Banca d’Italia.
3) Il Nomade Gastronomico: questa è la preferita e in fondo la più realistica, se c’è una cosa che amo fare è andare a zonzo a piedi per qualunque città del mondo senza una meta precisa e fermarmi a mangiucchiare sperimentando nuovi posti e nuovi cibi. Potrei scrivere una guida gastronomica per pedoni che girano il mondo o diventare un critico gastronomico dei “cibi di strada”, chissà non è un’idea da scartare.
Adesso no so se metterò realmente in pratica la terza opzione, rimane però dopo quest’esercizio, un senso di salutare scoramento nel vedere cos’è stata la mia vita fino ad ora, un’immensa costruzione gotica di idee, intellettualismi, apparenze, cautele per scoprire, tramite un manuale scritto da uno yankee con dentatura visibilmente finta, di essere assolutamente “primario” e “rettiliano” nelle mie aspirazioni: Sesso, Cibo e Potere, questa sì che è una grande lezione di umiltà! Provate anche voi a fare quest’esercizio e fatemi sapere.
martedì, ottobre 13
Una scelta difficile
Da un pò di tempo mi dilanio attorno ad una scelta che intendevo simbolicamente far coincidere con il fatto di aver varcato la soglia dei 40 anni, si tratterebbe di eliminare la carne dalla mia alimentazione. So che chi mi conosce si starà piegando in due dalle risate conoscendo la mia voracità e la mia assoluta mancanza di tabù alimentari (ho davvero mangiato di tutto senza scrupolo) eppure ci penso continuamente senza, per il momento, trovare la forza di compiere il grande passo, so anche che la questione è di interesse pressocchè nullo per il mio prossimo ma ne parlo lo stesso. Mi ha ispirato Umberto Veronesi nel suo libro “Essere Laico”, visto il nome in questione si può pensare ad un motivazione salutistica, quasi scaramantica verso l’incubo di certe malattie, ma scientificamente so che non c’è nessuna reale dimostrabile riduzione dei rischi, neppure un fatto etico mi trascina, anche perchè sono decisamente contrario ad una scelta così drastica fin dall’infanzia. Proprio Veronesi mi ha ispirato perchè ha iniziato questa pratica in età matura, senza grandi speculazioni egli semplicemente dice: “di carne ne ho mangiata abbastanza, non è più necessaria, tutto qui” e ovviamente usa la sua conoscenza per dire che si può vivere in perfetta salute senza cibarsi di animali. Già credo che sia una scelta fattibile solo dopo un corposo curriculum carnivoro perchè non mi piacciono gli integralismi. Forse anche la paternità ha aumentato di molto la mia attenzione all’argomento, mi sono imbattuto in alcune terrificanti letture sui metodi di allevamento di massa, il vitellino che viene separato dalla madre dopo pochi giorni e che viene nutrito in modo artificiale fino alla totale atrofia del rumine o i maialini castrati a 25 giorni dalla nascita, senza anestesia per scongiurare gusti sgradevoli nei prosciutti, non sono cose che si può far finta di ignorare una volta che se ne viene a conoscenza e una volta che si capisce cosa significhi lo sforzo e l’attenzione per tutelare, seguire e favorire lo sviluppo di una nuova vita. Ripeto non è un fatto etico, la nostra vita è purtroppo piena di violenza, accettiamo morti ingiustificate di esseri umani, sarebbe ipocrita non accettare quella degli animali, ma è l’organizzazione scientifica e di massa che mi lascia perplesso. Tutti questi metodi non hanno nulla a che vedere con ciò che l’uomo ha fatto per migliaia di anni allevando, uccidendo e macellando animali, lo ha fatto senza strappare il becco ai galli (per evitare le risse visti gli spazi angusti), senza bendare gli animali, senza cavare i denti ai maiali (sempre per lo stesso motivo), senza triturare vivi i pulcini in surplus in apposite macchine per trasformarli in mangime, non so se questo genere di rapporto con la natura sia sostenibile a lungo termine. Non l’ho ancora fatto, ma ci sto pensando, a volte seguo una dieta vegetariana per alcuni giorni ma poi cedo, il piacere della gola è ancora troppo forte, non so davvero se ci riuscirò mai (ho seri dubbi) ma almeno ci sto pensando....sabato, ottobre 10
La Concorrenza Leale
Questa mattina dovevo assolutamente tagliare i capelli, sono andato dal mio solito barbiere di Via Pacini, ci sono andato presto perché il sabato sono solitamente molto affollati e non avevo alcuna intenzione di sprecare gran parte del mio week-end su una poltrona in attesa leggendo riviste di un anno fa, purtroppo alle dieci del mattino le persone in fila erano già cinque. Mi siedo già contrariato, vedo pochissimo la mia famiglia durante la settimana lavorativa e l’idea di tornare a casa alle due per un colpo di macchinetta alla mia non folta capigliatura mi disturbava parecchio. Comincio a scrutare il barbiere che flemmatico tagliava pigramente i capelli ad un ragazzotto ben vestito chiacchierando amabilmente. Mi metto ad ascoltare la conversazione, il barbiere parla della concorrenza sleale dei cinesi che fanno prezzi bassissimi e che “probabilmente” con la scusa delle attività commerciali riciclano denaro sporco, racconta che in settimana con l’associazione di categoria avrà un incontro con un assessore della Lega….il tempo scorre inesorabile, la mia tolleranza è a zero dopo aver sentito questi discorsi. A questo punto il lampo di genio, suggerito involontariamente dal barbiere politicizzato e xenofobo, a 30 metri in Via Pacini dei cinesi hanno aperto da poco una parruccheria: uomo-donna-bambino-tuttofare. Mi rimetto la giacca e superando i pregiudizi sull’igiene entro dai cinesi. Mi accolgono freneticamente, uno mi urla: “Taglio?” e io rassegnato gli chiedo: ”si ma quanto tempo ci vuole?” e lui perentorio: “Subito!!” Per farla breve 15 minuti dopo avevo già i capelli tagliati, stessa qualità di taglio, nessuna chiacchiera superflua, l’orientale era concentrato come un maestro Zen sui miei capelli e null’altro, niente politica, niente lamenti sulle tasse e sul sindaco, solo puro e semplice lavoro, condizioni igieniche normali. Solo gli arredi erano parecchio “sgarrupati” e tristi ma in fondo chi se ne frega. Piccolo particolare, dal mio decadente occidentale avrei pagato 21 euro (per la solita tosatura con macchinetta), dal dragone rampante ho pagato 6 euro, adesso ditemi voi chi dei due è quello sleale nella concorrenza.
mercoledì, ottobre 7
Il Genere Umano
C’è una battuta nell’ultimo film di Woody Allen che ho trovato meravigliosa, potente, efficace, e che sposo in pieno, il protagonista motiva il suo pessimismo cosmico e dice che è da stupidi farsi illusioni sul genere umano, una razza “che ha dovuto inventare le toilette autoigienizzanti perchè non è in grado di fare una cosa cosi semplice come tirare lo scarico”. Questa frase vale mille pagine di Hobbes. Ieri ne ho avuto conferma, nella mia palestra c’è una sauna, sulla porta un cartello con le solite raccomandazioni di sicurezza, per noia ho cominciato a leggerle:1) Utilizzare sempre un asciugamano per sedersi
2) Evitare l’eccessivo uso dell’acqua sui carboni ardenti per ragioni di sicurezza
3) Non indossare oggetti metallici
4) Premere il tasto rosso di allarme in caso di malore
Queste prime quattro direi, sacrosante regole di buonsenso per garantire un uso sicuro della struttura, ma è la quinta e ultima che mi ha gettato nello sconforto, mi ha tolto ogni speranza, mi ha gettato nelle oscure braccia di un nichilismo senza fine, recitava pressappoco così:
5) SI RACCOMANDA DI NON UTILIZZARE LA SAUNA COME WC
Si avete capito, se il cartello è stato scritto vuol dire che c’è il precedente, qualcuno l’ha fatta dentro la sauna!!!
Ahh stolto Immanuel Kant! :”il cielo stellato sopra di me, il pensiero morale dentro di me!” Ma dove??
martedì, ottobre 6
CB 1
lunedì, settembre 14
Famiglia e Prassi
Oggi mentre accompagnavo mio figlio all’asilo nido pensavo a quell’assurdo filosofo tedesco con la barba (non riesco nemmeno a nominarlo per l’orrore che mi fa) che circa 160 anni fa scriveva sul “Manifesto del Partito Beeeeeeeeeeeeeeeeeeepppppp”. “La distruzione della famiglia non siamo noi a volerla, chi la compie? Come accade storicamente?È il capitalismo che distrugge i valori familiari e, anzi, sgombra il campo in accordo al suo compito storico, da tutte le mitologie affettive, psicologiche , sacrali che accompagnano la famiglia, mettendo in luce un nudo rapporto economico come costitutivo...”. Ma si possono scrivere scemenze simili?? Poi mi hanno detto che dovevo andare a riprenderlo dopo un paio di ore, allora sono andato a guardarmi un pò di vetrine, ecco...lo sapevo, sono il solito pippaiolo, non potevo versare una lacrimuccia come fanno tutti i genitori?lunedì, settembre 7
SIM
SIM ovvero “Stato Imperialista delle Multinazionali”, così veniva definito l’insieme delle grandi aziende dall’estremismo di sinistra durante la contestazione degli anni settanta, identificando una sovranazionalità nell’imporre il proprio dominio che sovrastava gli stati nazionali tradizionalmente conosciuti. I nostri “Autonomi” o “Lottatori Continui” avevano preconizzato con grande capacità visionaria la famigerata globalizzazione (un termine ormai inascoltabile per quanto logoro). Ma qual’è lo stato dell’arte a quasi quarant’anni da quelle focose interpretazioni? A parte che le SIM sono da tutti percepite come le schede che danno vita ai nostri amati cellulari chiediamoci cosa sono le multinazionali dove lavoriamo. Probabilmente delle terribili burocrazie, è inevitabile, quando un’organizzazione eccede la numerosità media delle antiche tribù primitive (circa 40 componenti) la burocrazia fiorisce e metastatizza nelle cellule creative dei dipendenti senza possibilità di scampo. Si tratta ovviamente delle migliori burocrazie nelle quali si possa lavorare, le più elastiche, le chiamerei: “burocrazie ad assetto variabile”. Nella mia carriera ho visto insediare decine di managers, il loro primo atto è quasi sempre l’introduzione di nuove procedure, documentazioni, schemi, avanzamenti, quasi che questo sia motivo di successo tout-court. Non voglio certo diventare un guru dell’organizzazione aziendale ma forse qualcosa dovremmo rivederla, vi siete mai soffermati sul vuoto assoluto di concetti e idee dietro quella parola che ormai usiamo anche con gli amici ad una gita, “ottimizzare”? Ci si lamenta che le big company crescano meno di quanto ci si aspetti, ma i loro membri crescono o meglio sono mai cresciuti? Non parlo di profitti o skills, parlo di emancipazione e crescita psicologica. A me la multinazionale mi da l’idea di una grande mammella a cui degli eterni ed angosciati cuccioli sono attaccati e la loro unica preoccupazione è mantanere all’infinito questo stato di cose. Per dirla con Freud una regressione alla fase orale, un “mammismo” trasfigurato e nobilitato da grafici in power-point e smartphone che squillano continuamente (anche il cellulare è un gran bel cordone ombelicale a pensarci bene). Nonostante l’immagine esteriore da vasca di squali si tratta di ambienti molto più rassicurati della media, a me personalmente le riunioni di condominio mi appaiono come l’inferno in terra se le paragono anche alle più concitate e drammatiche riunioni aziendali, si respira un aria di affinità senza eguali, di omologazione forse, e questo è un limite. Le Multinazionali sono infatti delle community raccolte non attorno ai vuoti concetti di mission e vision ma attorno ad una omogeneità “biografica”, si, vite e percorsi scolastici simili, spesso hobby uguali e attitudini di consumo molto omogenee. Dal punto di vista caratteriale il profilo che abbonda è quello di una personalità discretamente insicura ma con un ego molto vigile verso le proprie mancanze con altissime pretese sulla propria persona. Proni verso l’autorità, Cerberi verso se stessi è la chiave di volta per essere assunti dagli specialisti delle risorse umane. Naturalmente non è tutto negativo, questo favorisce un ambiente poco entropico e caratterizzato da fenomeni misurabili. E come sappiamo ciò che è misurabile può essere scientifico e ciò che è scientifico ai giorni nostri è considerato vincente. Quella che lascia a desiderare è la deviazione standard e di conseguenza la capacità di innovazione. E se questa fosse la nuova frontiera del liberismo? Dopo una forte cura dimagrante allo Stato un ridimensionamento dei giganti privati, una polverizzazione come successe dopo la caduta dell’Impero Romano? Sarebbe un’incredibile realizzazione delle visioni rivoluzionarie anni settanta dallo “Stato Imperialista delle Multinazionali” alle “One Man Company”, tutto il potere al proletariato....o giù di lì!martedì, settembre 1
L'elettore inesistente
Franceschini, Marino, Serracchiani (Tinto Brass permettendo), Veltroni, Bersani, leader, ex leader, potenziali leader, gruppi dirigenti pronti a ricevere l’ennesimo sberleffo, l’ennesima critica dopo una batosta elettorale, dopo una classica posizione ondivaga su qualche tema cruciale. Non c’è un leader carismatico, non c’è una linea comune, la realtà che non si vuole guardare in faccia è che chiunque di questi è un ottimo leader e che il PD non può fare miracoli perchè è la perfetta e onesta rappresentazione del vuoto culturale della sua base elettorale. Scioccante vero? Gli ignoranti di solito sono quelli di destra, ma essere “non-ignoranti” non significa automaticamente avere una cultura. Eccomi qui con un esempio, l’estate è finita da poco, vi trovate seduti ad una gradevole cena di sicuri elettori di sinistra, spesso di livello di istruzione piuttosto alto, ipotizzate durante la cena di introdurre alcuni argomenti di conversazione (ipotizzate soltanto, farlo veramente rovinerebbe l’atmosfera, i gamberoni sono così buoni, il vino bianco è freddo al punto giusto, non fate i guastafeste), per iniziare l’eutanasia, l’integrazione degli immigrati, i matrimoni tra omosessuali e (attenzione) la possibilità che una coppia omosessuale adotti un bambino (mmmm) e via in sequenza con una raffica di domande: il crocifisso va tolto dalle scuole insieme all’ora di religione? Aboliamo il valore legale dei titoli di studio? Aboliamo gli ordini professionali? Aboliamo i Notai? Diamo il voto agli immigrati? Aumentiamo le tasse di successione sui grandi patrimoni? Davvero le abitudini sessuali di una persona (compreso il presidente del consiglio) sono connotanti e qualificanti ? Vedrete come la base si spaccherà in più fazioni, non avrà una risposta, una posizione, a meno di un no su tutto il fronte, che sarebbe in pratica essere di destra con qualche sfumatura estetica decadente ed elitaria. Non dico un eresia se affermo che tra gli elettori progressiti vi sono per certo quelli del bon-ton “ah si piazzare un cucchiaio nel posto giusto può dire tante cose di una persona!”, quelli che pensano che avere avuto un bisnonno in gamba o con due cognomi (uno dei quali iniziante per “di” o “de” con “d“ rigorosamente minuscola) ti dia una marcia in più perche uno strano fluido si sarebbe trasmesso per linea di sangue, quelli che affermano di essere orgogliosi di essere di Caltanissetta o di Viggiù o quelli che credono nel valore intrinseco della Famiglia, ma lo sanno che Totò Riina è cresciuto in una grande famiglia coesa e solidale? Pensieri magici e feudali innestanti in una presunta impostazione liberal, e allora cosa potrebbe fare il povero PD se la base come diceva un comico in TV non esiste più?lunedì, agosto 31
Lettera di Demotivazione
Gentili Signori,con la presente vi illustro alcuni tratti della mio profilo personale per rendere più chiari i motivi della mia candidatura e la mia convinzione di poter essere parte del vostro dinamico team:
Ho un forte desiderio di stabilire relazioni intime con gli altri, ma questo si accompagna alla paura di essere criticato, disapprovato o rifiutato. Considero le reazioni negative degli altri come giustificate, senza riuscire a formulare ipotesi alternative. In sostanza non ho criteri interiori con cui giudicare me stesso in modo positivo, confido unicamente nella percezione del giudizio degli altri, ogni intollerabile rifiuto subito conferma la mia convinzione di non essere apprezzabile in alcun modo. Ne consegue lo sviluppo della mia tendenza ad evitare e a fuggire i rapporti con gli altri, soprattutto se essi implicano un certo coinvolgimento emotivo, questo però di contro mi conduce al ritiro in una solitudine vissuta con tristezza. Una volta solo, intraprendo attività che momentaneamente mi gratificano e mi proteggono dal contatto interpersonale, tuttavia in maniera rapida prendo consapevolezza che questo è il segno della mia incapacità a vivere una vita come gli altri e mi deprimo profondamente. In conclusione e senza falsa modestia mi considero un “alieno sulla terra”, diverso dagli altri, incapace di condividere i loro sentimenti, distante, inferiore, per usare un’analogia è come se vedessi la vita degli altri scorrere dietro un vetro, sapendo che quel vetro non lo attraverserò MAI!
Naturalmente NON sono a disposizione per un eventuale colloquio conoscitivo.
Sfuggenti Saluti
giovedì, agosto 27
E la chiamano estate
Ormai aspetto il freddo con trepida impazienza, per fortuna ho scelto un luogo dove l’inverno arriva presto, forse non così presto, si potrebbe fare di più, i paesi scandinavi, la Scozia settentrionale ad esempio, chissà forse un giorno andrò lì nella mia lunga fuga dall’estate eterna. Arriva l’inverno e mi rifugio sotto una coltre di vestiti, giacche, dormo la notte sotto un piumone, metto uno scudo tra me e il mondo, faccio passeggiate brevi, intirizzito mi faccio accogliere da ogni antro riscaldato, è una sensazione così confortevole, scomparire dietro strati di materia morbida. Non essendoci più le antiche armature mi accontento di questo, persino arrivare a casa di qualcuno, togliersi ed appoggiare da qualche parte il soprabito è un rituale che mi da agio. Niente a che vedere con la brutale sfrontatezza della vita estiva, entri, esci, con una camicia o una magliettina, così come ti trovi. Tutto esposto, alla luce del sole; la fatica, il velo di sudore, l’essere sereno, l’essere turbato, d’estate mi sembra tutto esposto al ludibrio di una folla invadente ed indagatrice. D’estate mi sento nudo, scrutato, le mie debolezze alla mercè dei predatori. La notte si dorme scoperti, un gesto di fiducia e di abbandono che il mondo non merita, la mattina l’afa ti fa sentire ancora più duramente quanto pesi quel fardello, quella corone di spine che noi tutti vezzeggiamo con la parola “Io”. L’estate è fetore, rifiuti in decomposizione sotto la canicola, i processi di dissolvimento accelerati sono un terribile “memento mori” che dissimuliamo con una forzata allegria. Ecco perchè i popoli dei paesi caldi sono così festosi, chiassosi, musicali, coprono con il rullo dei loro tamburi il suono lugubre della campana. Aspettiamo ancora qualche settimana, le foglie spariranno via, arriveranno le refole taglienti dall’est, ci nasconderemo come germogli ancora rinchiusi nella corteccia.domenica, agosto 16
Sovracopertine
giovedì, agosto 13
Luci e ombre del Matrimonio tradizionale
Qualche tempo fa scrissi in un impeto di snobismo culturale a favore del Matrimonio e del Matrimonio tradizionale in chiesa, non solo ne scrissi ma dopo qualche mese mi comportai di conseguenza. Dopo un pò di tempo devo ritornare sulla questione con qualche argomento meno “allineato”. Non che ci sia un pentimento, nè una svalutazione del passo fatto, è l’aspetto religioso che mi inquieta, in particolare mi rigirano ossessivamente nella testa le cose che ossessivamente ci ripetevano al corso pre-matrimoniale, sia da parte dei preti che delle cosiddette coppie guida. “Ricordatevi” ci dicevano “che nel matrimonio cristiano, a differenza di quello laico, non sarete in due ma sarete in tre, perchè tra di voi ci sarà, e deve sempre esserci, LUI”. Adesso noi abbiamo anche un bambino, per cui nel nostro micro-appartamento di 70 metri quadri saremmo in quattro: due adulti, un minore ed un essere soprannaturale onnisciente, non mi sembra affatto un menage da poco. A voler poi essere precisi e rigidamente osservanti del mistero della Trinità, “EGLI” è uno ma anche trino, quindi sempre nei nostri risicati 70 metri quadri saremmo addirittura in sei. Sia chiaro, il Divino è molto discreto, non disturba, non si fa vedere (!), non fuma lasciando mozziconi di sigarette in giro e preme il tubetto del dentifricio in maniera corretta, rimane però un senso di angoscia, di oppressione soprattutto nelle ore del crepuscolo, pensare che nello spazio stretto delle mura domestiche quando magari stai per rilassarti o per prendere sonno c’è qualcuno che sta lavorando incessantemente e intensamente alla preparazione del Giorno del Giudizio, sembra quasi di avvertire il rumore cupo della sua fatica e vi assicuro mette addosso una tensione senza eguali!Lavorare a Ferragosto
Quando ero un appassionato dei videogiochi chiamati "sparatutto", come il datato Doom o il più recente e sofisticato Halo, mi divertivo ogni tanto a fare un gioco perverso: invece di avanzare nel labirinto per cercare nuovi nemici da abbattere tornavo indietro, mi nascondevo in corridoi dove non succedeva assolutamente nulla, passavano i minuti e provavo un' alienante sensazione di solitudine tra quelle porte scorrevoli a fotocellula che frusciavano aprendosi al mio passaggio, sotto quelle deboli luci al neon, sperimentavo l'isolamento totale. Io solo davanti allo schermo, il mio avatar ancora più solo perso nei meandri di un programma di grafica 3D. Ecco non riesco proprio a trovare un'immagine più calzante per descrivere cosa sia lavorare nel mio ultramoderno ufficio durante questa settimana di Agosto...lunedì, agosto 10
Escatologia in Taxi
Rimetto piede a Milano dopo una breve vacanza, il tassista mi chiede con fare amichevole e smaccato accento meneghino:”Da dove torna di bello?”,-“Dalla Sicilia”, rispondo prontamente, e lui: “Ah, un altro mondo, non come qui che è un vero cesso di posto!”. Avevo proprio capito bene, non “Terzo Mondo” per cui avrei potuto anche impegnarmi in una polemica campanilistica ma “Altromondo” . Per cui il senso della mia vita recente sarebbe una discesa dall’empireo alla cloaca del pianeta. Il Tassista potrebbe anche avere ragione, laggiù la vita è difficile, tutto è un problema, una mancanza, ma è la vita quotidiana che è complessa il resto è un altromondo, un celeste regno dell’immaginifico. Qui a Milano, dove non manca nulla, dove tutto funziona siamo così vicini alla realtà da non poter fare a meno di vedere anche la sua parte immonda destinata al tubo di scarico, alla fogna.mercoledì, luglio 29
L'essenza del male sta in fondo al mare
Questa storia l’avrò raccontata decine di volte adesso è arrivato il momento di scriverla. Da piccolo all’asilo amavo disegnare, disegnavo però sempre la stessa cosa, tutti i giorni facevo più o meno lo stesso disegno arricchendolo di volta in volta di particolari e di sfumature, disegnavo sommergibili, anzi a voler essere pedanti disegnavo “sottomarini”, nonostante la verde età ero un esperto della loro classificazione: la micidiale Classe SSN di sottomarini nucleari d’attacco, i giganti russi della classe Borei, i micidiali missili Polaris o gli SS-N30. Ogni santo giorno io sul mio foglio ruvido Fabriano realizzavo un sottomarino con una precisione alienante. Perchè solo questo disegno? La forma allungata, psicanalitico simbolo fallico o semplicemente infantile desiderio di potenza tramite un’arma micidiale? Non so, sta di fatto che mi divertivo e che mi piaceva, non mancava nulla, i micro oblò i diversi periscopi, le piccole eliche direzionali, le feritoie per le camere dei siluri, ci mettevo delle ore, poi l’amore del particolare mi spingeva oltre, non poteva infatti mancare il mare, allora non appena finivo il disegno, con un pastello a cera Giotto cominciavo dal basso a colorare di blu il foglio, ma cosa c’è di più realistico di un sottomarino che si immerge nelle profondità del mare? Allora la mia mano non si fermava, il blu letteralmente sommergeva il mio disegno, così a fine giornata consegnavo immancabilmente alla maestra un foglio totalmente blu. Inutile dire che venivo aspramente rimproverato, non per l’errore di rappresentazione, ma perchè a detta della maestra io imbrogliavo! Io insistevo, spiegavo che il sottomarino c’era ma che ovviamente non era visibile, perchè come è naturale stava sotto il mare, ma non c’era nulla da fare, io ero il furbo, lo scansafatiche. La cosa mi gettava nello sconforto perchè io faticavo tantissimo a fare quel disegno, molto di più di chi consegnava la solita casetta o il solito albero. Da allora il mio rapporto col disegno è finito, non l’ho più saputo fare, semplicemente. Con quale leggerezza mi era stato insegnato il male, grazie alla mia maestra avrei potenzialmente imparato ad ingannare, senza scrupolo, un macigno del genere, veniva scagliato contro un bambino tanto piccolo. Più o meno la vita è sempre tuttora una lotta contro questa frustrazione, crederà, chi mi sta attorno, che sotto il foglio completamente blu, c’è fatica, impegno? O sarò sempre considerato il piccolo mentitore di allora?Attenti alle diete
che con mestizia
meditabonda osserva
il pendulo gambo del sedano
che affonda nella Jocca fatfree ?
O sei tu come l'imago
nella mia memoria
di quando ti conobbi?
L'Inno alla Gioia in chiave tex-mex,
la sinfonia del trionfo
scritta su pentagramma
di sfoglia
con note di cioccolato.
Chi sei tu ora ?
Sogni Surgelati
In sogno questa nottemi sono abbonato a Bofrost
la celeste sfera del surgelato.
Chiamatemi con sprezzo
Romantico e Trasognato
ma ho dipinto con la mente
un acquarello limpido e delicato
Un caldo loft, un tavolo,
una tenue luce di candela
ombre sul volto stanco della sera
e un gioco di intese
tra i bastoncini di pesce.
Lasagne bolognesi
giravano pigramente nel microonde
come un vecchio vinile
di Sara Vaughan
nel Juke-box.
martedì, luglio 28
La Decadenza
Chiamiamola decadenza, caduta, imborghesimento, è in sostanza la mia cattività nel mondo dell’ironia, del sarcasmo. Ne sono prigioniero nella lingua parlata, schiavo nella lingua scritta. Se non c’è sarcasmo, se non c’è ironia semplicemente non si è riconosciuti, si è invisibili. L’ironia è l’unica devianza socialmente accettata dall’utilizzo strumentale della lingua. Un terribile appiattimento di cui sono caduto vittima quasi inconsapevolmente. E se all’improvviso cominciassi a scrivere di guerra, di morte, di sesso, sentirei dire: “tutto bene, qualcosa non va?”. Forse è anche il mezzo di comunicazione che spinge in questo senso, ma forse non è tutto perduto, si può ancora ritrovare una dimensione tragica del linguaggio. Anche adesso, uno sforzo sovrumano, per non chiudere queste righe con una battutta di alleggerimento, con un lazzo finale per rientrare nell’alveo del conosciuto!lunedì, luglio 20
Adesso si che lo ammiro!
Sono appena state pubblicate da Repubblica (solo da Repubblica) intercettazioni e trascrizioni che confermerebbero i racconti della D’Addario sugli incontri a Palazzo Grazioli con il nostro Premier. Che dire, dopo un primo moto di disgusto dovuto alla categorie morali a priori che parassitariamente occupano la mia coscienza da sempliciotto, ho bruscamente virato verso un’ attonita ammirazione dell’uomo “aldilà del bene e del male” e del suo genio. Insomma non si andava forse per strada nel 68 a urlare slogan come: “la fantasia al potere!”, non si contestava la seriosità clericale delle vecchie istituzioni, non si andava ai concerti di Frank Zappa a cantare: “una risata vi seppellirà”? Eccolo Silvio Berlusconi il sessantottino radicale, la creazione perfettissima e suprema di quel movimento. Pensate all’ancien regime raccolto davanti ai teleschermi a seguire con ossequioso conformismo l’elezione di Obama a presidente degli Stati Uniti, i giornalisti convinti di ritagliarsi un posto nella storia, una messa solenne insomma, e il nostro Genio quella sera appartato in casa a seguire la maratona elettorale in compagnia di prostitute, in accappatoio parlando al telefono con un imprenditore tarantino di bassa lega, tra una doccia gelata e l’altra. Da una parte i parrucconi ad ascoltare le solite inutili analisi: Sergio Romano, Furio Colombo, Zucconi, dall’altra il Premier che ascolta il musical “Scugnizzi” e il suo refrain “Zoccole, Zoccole, Zoccole”, una meraviglia, un capolavoro, il massimo del nobile distacco dalle cose a cui ogni uomo di spirito elevato dovrebbe aspirare! Se si fosse anche spinto a fare la pipì dal balcone di Palazzo Grazioli aggrappato al pennone della bandiera della Nazione che governa sarebbe stato davvero il massimo, ma purtroppo qui ha peccato di prudenza. Siamo davvero un popolo geniale, solo noi potevamo affidarci ad un misto tra Marcuse e il Marchese del Grillo, altro che quella lugubre casta fatta da magistrati, ex-magistrati, politicanti di professione, preti spretati. Quando sento gli anatemi di Oscar Luigi Scalfaro, quello che rimproverò aspramente una donna al ristorante per un vestito troppo scollato, mi sembra di vedere i vecchi tram a cavallo. Basta Oscar Luigi, il bigottismo è finito, la mortificazione del corpo è datata, l’elogio della sofferenza e della castità come autostrada verso l’elevazione morale è una bufala, abbiamo finalmente un uomo che ha portato le gioie e i piaceri della carne dentro le istituzioni (ma proprio dentro). Altro che “siam pronti alla morte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamò” e simili lugubri messaggi! W la vita, siamo tutti finalmente un pò scugnizzi e cantiamo tutti assieme: Zoccole, Zoccole, Zoccolevenerdì, luglio 17
Brucio Voyager sul tempo
Brucio il programma televisivo Voyager sul tempo, non potranno fare una puntata sull’argomento senza incappare nelle mie azioni legali per plagio. Di quale argomento stiamo parlando? Di quale notizia bomba direi; proviamo a ragionare, i magistrati californiani hanno appena aperto un fascicolo di indagine sulla morte di Michael Jackson, titolo del faldone: “Omicidio”. Ed in effetti la sua scomparsa ha troppi elementi poco chiari visto lo stato di buona forma dimostrato nelle prove dei concerti fatte fino a 48 ore prima del decesso. Ma quale potrebbe essere il movente se l’eredità era fatta in massima parte da debiti? Allora concentriamoci sulle date, siamo nel 2009, tra pochi giorni ricorre il quarantesimo anniversario della missione Apollo 11 che portò (così si pensa) gli esseri umani sulla Luna, esiste però un accreditato filone che nega quest’evento. Rapidamente liquidata come “teoria del complotto” questa argomentazione è forte di elementi e prove scientifiche che la NASA non è mai riuscita a confutare in modo convincente, nulla di strano se ai tempi bui della guerra fredda sia stato inscenato un finto sbarco in un teatro di posa cinematografico per contrastare la macchina della propaganda sovietica che viaggiava a gonfie vele dopo i successi di Sputnik e Yuri Gagarin. A quei tempi Michael aveva dieci anni e calcava già le scene, probabile che sia venuto in contatto su qualche palco con un tecnico di scena che aveva partecipato alla “fiction” più segreta della storia e che costui, trascinato dall’empatia del piccolo si sia lasciato scappare qualche informazione. Insomma Michael custodiva un terribile segreto che lo ha portato prematuramente alla tomba. Diversi furono negli anni i tentativi di metterlo a tacere per sempre o di screditarlo, prima l’attentato durante lo spot Pepsi poi la campagna di accuse di molestie a minori. Negli anni, il peso di questo segreto gli ha distrutto la vita, le stranezze, le camere iperbariche erano tutti sistemi per distrarsi dalla voglia di raccontare al mondo quello che sapeva. Persino la mascherina sulla bocca, scambiata per ipocondria, era in realtà un modo sublimato per dire al genere umano: “è meglio che sto con la bocca tappata!”. E guarda caso il suo passo di danza distintivo si chiamava “Moonwalk” a testimonianza della sua ossessione. Anche la sua residenza chiamata “Neverland” , si dice in onore alla favola di Peter Pan è in realtà un messaggio cifrato se scindiamo in due la parola e aggiungiamo la desinenza inglese –ing da Neverland passiamo rapidamente a “Never Landing” che vuol dire più o meno “mai atterrati”. Teniamo conto che dei 14 astronauti che ufficialmente hanno partecipato a tutto il programma Apollo ben otto sono deceduti, solo uno per cause naturali, gli altri sette in misteriosi incidenti stradali, di quelli ancora in vita uno è ricoverato in un ospedale psichiatrico, probabilmente schiacciato dal peso delle menzogne che ha dovuto raccontare. E' probabile che Michael stesse pesando ad un suo rilancio, ad un cambio di vita, e questo prevedeva lo svelamento del segreto, probabilmente durante un concerto a sorpresa da fare in prossimità della piramide del Louvre rovinando così le celebrazioni del quarantesimo anniversario e gettando un enorme discredito sull’immagine dell’America nel mondo. Proprio questo i servizi segreti non potevano permetterlo visto che Obama sta lavorando alacremente al rilancio del volto buono degli USA. Non penso ad un coinvolgimento diretto del presidente è chiaro, ma qualche elemento deviato dei servizi, qualcuno che non voleva distruggersi una carriera abbia potuto decidere di agire in autonomia, da non escludersi inoltre un possibile appoggio della Setta degli Illuminati e di Andreotti. Povero Michael, martire della verità, c’è davvero da chiedersi: “Who’s Bad?”giovedì, luglio 16
The Novelist
Lettera da mio figlio
tèìòpàààààààppppppppppsa cmjgncnin sxx V§§$$$$ gg
mercoledì, luglio 1
Io e il Sindacato
Per la prima volta in vita mia sono stato ad una riunione sindacale, questo perchè il reparto in cui lavoro sta per essere re-ingegnerizzato, aleggia la parola off-shoring, che non deve richiamare al mondo opulento dei motoscafi da corsa, ma al significato letterale: “mettere fuori bordo”, alleggerire cioè lo scafo. Per usare il politichese tanto amato dai miei amici sindacalisti ci saranno delle: “efficienze”. Probabilmente non ne sarò coinvolto, ma chi può dirlo? Chi può mettere la mano sul fuoco sulle garanzie e le protezioni, rigidamente protette dalla privacy, che i miei colleghi potrebbero avere? Nonostante ciò ho seguito la dicussione con distacco, giuro non è stato snobismo o spavalderia, ma non riuscivo ad essere solidale con i miei colleghi, li vedevo lì agitarsi e pigolare come uccellini impauriti alla ricerca di qualcuno che li protegesse, non solo non provavo solidarietà ma mi davano anche fastidio, si perchè quegli uccellini impauriti un tempo erano falchi; aziendalisti fino al midollo, votati alla causa, che ai colloqui di selezione ti dicevano che il marketing era la passione della loro vita, che no, non c’erano orari, quella era una vecchia visione, c’erano solo obbiettivi. Che esisteva un solo credo, la “crescita”, la tumorale e vaga “crescita” che tutti idolatrano e la “dinamicità”. Eccogliela servita la dinamicità! Adesso però che stiamo “dimanicamente” scendendo, le loro convinzioni, con le quali si sono “venduti”, non vanno più bene: cercano stabilità, lavoro fisso, protezione. Falchi rapaci quando le cose andavano bene, pulcini bagnati, alla prima difficoltà incontrata. E non parliamo del disincanto, da uomo di sinistra, nel sentire i sindacalisti; polemici, faziosi, burocratici, attaccati a formalismi comunicativi del tutto ininfluenti sulla sostanza delle cose: “L’azienda ha iniziato questa procedura senza darci alcuna comunicazione!!”. Trascurando il piccolo particolare che una volta innescata la procedura è ineluttabile, lo è non per un abuso, ma perchè la legge lo consente, la legge fatta, e perfezionata da governi e giuslavoristi sia di destra che di sinistra, votati probabilmente anche da qualcuno dei sindacalisti, votati con noncuranza “tanto sono tutti uguali”. Io dico: vi piace tanto il capitalismo? Vi piace cambiare cellulare ogni anno? Vi piace dire che amate lo shopping, vi piace buttar via cose utili e nuove perchè subentra un nuovo modello? Bene anche voi sarete buttati via prima o poi allo stesso modo, tutto ha un prezzo, e questo è il prezzo del nostro modo di vivere che tutti amiamo. Tanto varrebbe mettere fine a questo stillicidio e diventare immediatamente come l’America senza protezioni. Pensate, in Italia, grazie al glorioso sindacato non si può essere licenziati per cattiva performance, giusto no? Civile, sennò si verrebbe sfruttati. Peccato però che quando la performance è buona non puoi usarla come elemento a tuo favore. Se sei Einstein e il tuo collega è un ebete con madre anziana invalida, 3-4 figli e due dita mancanti, puoi stare tranquillo che nel momento difficile Einstein verrà licenziato. Pensate che ho saputo di un tizio che si è fatto adottare da una ultranovantenne malconcia per rientrare nelle tutele della legge, vi sembra questo un corretto e moderno “Diritto del Lavoro”? A me no, mi sembra piuttosto che siamo ancora fermi alla società corporativa.venerdì, giugno 26
Forever Sunshine
I just can’t, I just can’tI just can’t control my feetI just can’t, I just can’t I just can’t control my feetI just can’t, I just can’tI just can’t control my feetI just can’t, I just can’tI just can’t control my feet
Sunshine
Don’t blame it on the moonlightDon’t blame it on the good timesBlame it on the boogieDon’t blame it on the sunshineDon’t blame it on the moonlightDon’t on the good timesBlame it on the boogie
This magic music grooves me, that dirty rhythm fools me
The devil’s gotten to me through this danceI’m full of funky fever, a fire burns inside me
Boogie’s got me in a super tranceDon’t blame it on the sunshineDon’t blame it on the moonlightDon’t blame it on the good timesBlame it on the boogieDon’t you blame it sunshineDon’t blame it on the moonlightDon’t blame it on the good timesBlame it on the boogie
martedì, giugno 23
La Maestra Giovane va in pensione
Oggi è un giorno particolare, uno di quelli che durante l’infanzia provi ad immaginare per il gusto di pensare al futuro, come quando da piccoli si diceva con entusiasmo e trepidazione: “come saremo nell’anno 2000?”. Oggi mia madre lascia la scuola dopo una vita di appassionato servizio reso. Non si tratta di un baby-pensionamento nè di un ossimoro, “giovane” e “pensione” , volto a fare della piaggeria, è in realtà l’impressione di giovinezza, di novità, che mi ha sempre dato sul lavoro. Nel tempo in cui io ero sotto la giurisdizione di una maestra, negli anni settanta, mia madre era il contraltare, mai invadente, dei vecchi metodi di insegnamento, era la ragazzina (perchè quello era a quei tempi) che mi parlava di sistema numerico binario, di teoria degli insiemi, di diagrammi di Venn, di abaco calcolatore, mentre io a scuola venivo bombardato di ripetitive numerazioni e odiose tabelline a memoria. Questo accendeva, anzi “incendiava”, la mia sete di conoscenza, la mia curiosità, l’amore per le innovazioni. Anche l’aspetto polveroso della mia severa insegnante con il suo paltò scuro, appositamente grigio per nascondere la sporcizia dei residui di cancellino, veniva spazzato via dai pantaloni a zampa d’elefante, dagli occhialoni colorati della “Maestra Giovane”. Quando con orgoglio dicevo: “mia madre è maestra” lo facevo pensando che lei era la nuova leva che avrebbe col tempo sostituito la vecchia guardia arcigna, severa e retrograde. L’anno scorso credo, durante un mio breve soggiorno a Palermo, mi sono trovato ad accompagnarla a scuola a ritirare dei documenti. Mentre l’aspettavo nell’atrio ho pensato con emozione che per me era ancora la maestra innovativa, con una marcia in più rispetto alle altre, mi sono sentito molto ingenuo per quei pensieri naturalmente partigiani e puerili, ma ho capito che comunque quello che ha avuto l’onore di fare è il lavoro più bello del mondo, fatto di soddisfazioni o delusioni immediatamente visibili, scevro dal cinismo che sembra invece la chiave di volta di tutti gli altri “mestieri”. Ancora adesso, pur avendolo vissuto tantissime volte, racconta con trasporto del miracolo dei bambini che ad un certo punto, dopo sforzi indicibili cominciano a leggere, balbettando, le prime sillabe, ed io, anche se non lo mostro, ascolto incantato. È importante nella propria crescita saper distinguere ciò che i tuoi genitori ti trasmettono come patrimonio da quello che è “rumore di fondo” dovuto ai reciproci ruoli ed emanciparsi dalla pigra ed inveterata tendenza a definirsi delle mere “copie”, lievemente modernizzate, del proprio padre e dalla propria madre. Cara Mamma, nel farti gli auguri, in questo giorno importante, riconosco chiaramente, nello spirito con cui mi piace affrontare le cose, cercando di vedere sempre la modalità nuova, il punto di vista diverso ed innovativo, che io sono sempre quello che aspetta l’avvento della “Maestra Giovane”, il cambio di rotta, l’invenzione. Del resto, nonostante tu cerchi di negarlo con tutte le tue forze e con tutta la sintomatologia di cui sei capace, hai ancora un passo diverso rispetto alle tue coetanee, abbattute dagli effetti invecchianti del cinismo e della pigrizia mentale. Ecco perchè questo è un giorno lieto, un nuovo inizio per mettere a frutto questo capitale che hai accumulato negli anni. Lascia perdere vecchi schemi, lascia perdere eredità scomode e sensi di colpa, hai il diritto di entrare nel futuro dalla porta principale!Informazioni personali
- AlessandroT
- Esperto internazionale di Neo-Luddismo informatico, si batte strenuamente contro i concetti di: "Tempo Reale" "Multi Tasking" "Perseguimento di qualunque tipo di obiettivo"





